
Con la sua arte sta al fianco dei più importanti stilisti italiani, con i suoi fiori conquista Ascot.
Non c’è velo bianco blasonato senza il tocco di Giusy.
In un ambiente creativo racchiuso nelle quinte scenografiche decorate in legno e vetro da Enrico Job, esiste uno scrigno di bellezza che conserva materiali dal grande valore storico, memoria e testimonianza di una cultura che con il tempo va scomparendo. Siamo in via Zenale, nell’atelier di Giusy Bresciani, da oltre un secolo punto di riferimento per chi cerca un cappello rigorosamente fatto a mano su misura e personalizzato. Giusy inizia appena diciottenne il suo percorso artigianale, perché la madre viene a mancare all’improvviso e papà le dà fiducia, mettendola alla prova per un anno. Lei si appassiona subito e decide di rilanciare, aggiungendo anche la produzione di abiti, oltre alle acconciature. La mamma faceva “fiori e piume” come da iscrizione alla Camera del Commercio, in un’epoca in cui la modisteria era divisa tra il cappello di feltro da indossare tutti i giorni e il cappello da cerimonia per le occasioni speciali.
L’atelier Bresciani ha sempre puntato sul secondo tipo, sapendosi trasformare nel tempo, arrivando oggi anche ai cerchietti e a tutti gli accessori che decorano il capo delle donne. Il mercato è cambiato tantissimo. “Speriamo che si torni ad un acquisto durevole, meditato e scelto con cura – commenta Giusy che crede nella sostenibilità. Invece di comprare tante cose modeste, prendiamo pochi capi di qualità che ritroveremo nell’armadio per anni. Mi piace che il cappello non sia più lo status symbol che era cinquant’anni fa – afferma – ma che le ragazze se lo mettano per divertirsi, trasformarsi e giocare. Non tutto, però, è cambiato in meglio – continua Giusy – perché le nuove generazioni non sanno apprezzare la cura del dettaglio che esiste nel fatto a mano e nel fatto su misura e perché ormai il prèt à porter ha condizionato i gusti e le mode”. C’è un particolare reparto dell’atelier che si chiama stupendezze non in vendita. “Mi sembrerebbe di buttar via i miei ricordi – chiosa Giusy con un sorriso pieno di speranza rivolto al futuro – entreranno a far parte del mio archivio storico insieme ai fiori e ai nastri della mamma”.