Noname by Raffaella Curiel

Nel cuore della moda.

Nessuna firma ma tutti sanno chi è. È la stilista che da più di sessanta anni veste le signore milanesi per la Prima della Scala. E le deb per il loro debutto in società. Dal 1959.

Se la moda è in grande fermento perché ciò che è fast dovrebbe essere slow e ciò che è slow sarebbe meglio diventasse fast ci sono figure professionali che non sembrano neppure sfiorate da questo assordante trambusto. Perché hanno fatto e continuano a fare il proprio lavoro di artigiani del bello con passione, professionalità e stile. In una parola eleganza, termine che dovrebbe essere la stella polare del sistema sia in termini etici sia estetici ma che spesso finisce sottoterra. Lella per tutti, Raffaella Curiel per i libri di storia della moda e del costume, ha superato gli …anta e li dichiara con la sua proverbiale schiettezza. Altra eccezione notevole, nel mondo dei supereroi evergreen, che le consente di restare concentrata, in sella al suo nuovo marchio Noname. “Dopo l’ubriacatura dei brand e delle firme, come le chiamavamo negli anni Novanta, presento una collezione senza nome” afferma in tono provocatorio. Sarà pure senza nome, ma la proposta è riconoscibilissima perché esprime quel suo stile impeccabile nelle linee e nei tessuti. Soprattutto nell’uso dei colori che sa sapientemente dosare essendo un’artista che ama gli artisti e ad essi si ispira. Inconfondibile. Pochi pezzi facili, chiamateli basic, ma che sono i più difficili da realizzare perché devono “cadere a pennello”. E Raffaella Curiel sa bene come fare con più di sessanta anni trascorsi in sartoria, prima al fianco di mamma Gigliola e poi con Gil, la figlia che ora si occupa di un’altra realtà storica di famiglia ma che è sempre con mamma perché spiega “siamo una coppia di fatto della moda made in Italy”. Le vere sciure milanesi (ma esistono ancora?) stiano tranquille anche per la prossima Prima della Scala: potranno sempre contare sulla Lella! Anche le deb, e non solo per il loro primo red carpet, potranno rivolgersi a lei e imparare l’arte dell’ospitalità, quella degna di una First Lady, in una casa che trasuda arte e storia, con una cucina stellata. “Ma sono ricette di famiglia, cose fatte in casa” si schernisce l’impareggiabile cuoca, che anche su questo argomento ha scritto un libro memorabile, mentre accoglie attorno alla tavola imbandita fotografi, amici e quella stampa che conta e che le vuole bene.

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